Il gioco d’azzardo influisce sul cervello creando delle alterazioni neurobiologiche nei circuiti di ricompensa, aumentando così le azioni impulsive e aggravando i sintomi della dipendenza.
Vediamo quali sono gli effetti della ludopatia sul cervello, qual è il ruolo dei neurotrasmettitori e come si modifica il cervello di un soggetto affetto da dipendenza da gioco d’azzardo.
Ludopatia: gli effetti sul cervello
Il gioco d’azzardo patologico (o ludopatia) è una patologia clinica che spinge l’individuo a scommettere grandi somme di denaro nella speranza di ottenere un guadagno economico.
Praticare le scommesse è considerata un’attività ricreativa e socialmente accettabile quando si limita a qualche puntata sporadica. Il gioco d’azzardo, però, nasconde molteplici insidie e si può trasformare in un comportamento di gioco problematico e, successivamente, in una dipendenza.
È il sistema di sfida e ricompensa che si attua nel cervello della persona che scommette a creare una forma di gratificazione di cui non si riesce più a fare a meno.
Le vincite appagano inizialmente lo scommettitore, che sarà indotto a giocare nuovamente; con il passare del tempo, tuttavia, non sarà più solo il senso di gratificazione a spingere la persona a scommettere.
Il piacere del gioco, infatti, si trasforma gradualmente in un’azione compulsiva guidata dal meccanismo di ricompensa, un comportamento causato anche dalle alterazioni neurobiologiche dei neurotrasmettitori.
Gioco d’azzardo e cervello: il ruolo dei neurotrasmettitori
I neurotrasmettitori sono delle sostanze chimiche presenti nell’encefalo, che hanno il compito di trasmettere i segnali tra i neuroni e il cervello e regolano i meccanismi di piacere e ricompensa.
I neurotrasmettitori influenzano il comportamento anche quando è deleterio per la salute: il sistema di ricompensa, infatti, è condizionato a rispondere a determinati stimoli, anche se dannosi.
I principali neurotrasmettitori legati al gioco d’azzardo sono dopamina, serotonina e norepinefrina, conosciuta anche come noradrenalina. Analizziamo dettagliatamente i loro effetti.
Durante il gioco d’azzardo il cervello rilascia una grande quantità di dopamina, che rafforza il comportamento di gioco sia quando si vince sia quando si ha la convinzione di vincere.
Il neurotrasmettitore della serotonina, invece, è legato alla regolazione dell’umore, delle emozioni e dei comportamenti impulsivi.
Quando i suoi livelli sono bassi il soggetto può avere difficoltà a gestire i propri impulsi e a controllare il proprio comportamento di gioco, sviluppando un senso di ansia che lo spinge a trovare un appagamento immediato nelle scommesse.
Il neurotrasmettitore della norepinefrina, in ultimo, regola i livelli di attenzione e di eccitazione, viene rilasciato normalmente quando si vive una condizione di stress o di piacere. Durante il gioco d’azzardo, quindi, la norepinefrina rilascia una sensazione di eccitazione e di attesa che provoca piacere nello scommettitore.
Un soggetto con un alto livello di norepinefrina, però, tende a ricercare continuamente emozioni forti e rischiose, considerando l’ambiente delle scommesse come altamente stimolante.
Gioco d’azzardo e cervello: come cambia il cervello di una persona ludopatica
Il cervello di una persona ludopatica si modifica nel tempo con cambiamenti neurobiologici e con alterazioni dei neurotrasmettitori, come riportato dallo studio dei ricercatori italiani dell’università Sapienza di Roma.
Tali alterazioni possono portare a danni epigenetici, modificando stabilmente il modo in cui i neuroni comunicano con il cervello e l’espressione dei geni, con la conseguenza di avere una maggior probabilità di sviluppare alcune patologie.
Lo stress causato dal pensiero fisso di dover scommettere e dalla paura di non vincere può alterare i geni che regolano l’umore, che si modificano a causa dell’eccessiva stimolazione a tal punto da rafforzare il comportamento di gioco.
I comportamenti impulsivi tipici del soggetto ludopatico si imprimono e si rafforzano con le alterazioni epigenetiche, rendendo il cervello più vulnerabile ai disturbi mentali come ansia e depressione.
L’encefalo del giocatore d’azzardo cambia anche con l’aumentare delle scommesse: il cervello si abitua e sviluppa un livello di tolleranza al piacere dato dalla vincita, perciò per raggiungere lo stesso livello di piacere dovrà giocare ancora di più.
La tolleranza, legata anche al rilascio della dopamina, indurrà la persona a ricercare ancora più stimoli e sensazioni di eccitazione con sessioni di gioco più lunghe e frequenti.
Resistere all’impulso di gioco è sempre più difficile, poiché avvengono delle modificazioni della corteccia prefrontale, che riduce la sua attività; mentre l’amigdala diventa iperattiva, aumentando i comportamenti impulsivi e la reattività agli stimoli.
Per sapere quale terapia intraprendere e a chi rivolgersi per curare la ludopatia leggere: “Come curare la ludopatia e a chi rivolgersi”.
A chi rivolgersi per uscire dalla ludopatia: il Centro Torinese di Solidarietà
Il Centro Torinese di Solidarietà è una comunità terapeutica per il trattamento del gioco d’azzardo patologico.
Il paziente viene inserito all’interno di un contesto di gruppo, con persone che affrontano insieme un percorso di recupero dalla dipendenza dal gioco. Gli psicologi e i medici specializzati aiuteranno la persona con percorsi terapeutici individuali e di gruppo, al fine di evitare ricadute e permettere il ritorno alla propria vita.